Le “corna” furono un argomento sulla quale mia nonna, nel suo decalogo educativo che mi ha voluto lasciare, si soffermò particolarmente.

Lì per lì poco ne comprendevo le ragioni ma, in quella reciproca dedizione educativa, con attenzione ascoltavo e ne prendevo debita nota nella mia memoria.

L’input veniva, come da tradizione, con i suoi esempi e nella fattispecie erano sostanziale due.

Il primo

Ricorda che gli uomini sono tutti cornuti ma pur si distinguono in tre categorie: quelli che sono, quelli che sono stati e quelli che hanno da essere

Il secondo

Se un giorno sarai cornuto, e lo sarai vista la regola precedente, non ti arrabbiare che con te stesso visto che sarà solo colpa tua. Anche in questo caso ci sono tre possibilità:

1. hai trattato male tua moglie e non dovevi farlo

2. non hai dato a tua moglie quello che dovevi e non dovevi farlo

3. ti sei sposato una zoccola e non dovevi farlo

Una realtà quasi agghiacciante, quella di dover avere consapevolezza della certezza di esser cornuto, e una serie di ragioni che non possono che portarti al “mea culpa”. Difficile da digerire facilmente.

Certo è che difficilmente si riesce a confutare quelle tesi che ovviamente vanno lette su un piano più generale e con il tempo ne ho rilevato la reale portata e destinazione.

Infatti nonna voleva esemplificarmi con le “corna” tutti i casi di infedeltà o più in generale di errori che sarei andato a commettere e che non sono mancati e che anzi ho probabilmente collezionato oltre la media.

L’insegnamento voleva essere quello di evitare inutili piagnistei, penose ricerche di capri espiatori o terzi responsabili. Diversamente un bel “mea culpa” e voltare pagina, ovviamente cercando di evitare di non dare quel che si deve, di trattare male il prossimo e sopratutto di scegliere le persone sbagliate.

Nonna docet!